Il Progetto EGALITE

L’acronimo per esteso significa European Group for Accreditation and Liaison of Blood-Tissues and Cells Establishments. Si tratta di un progetto, parte del programma EU4Health dell’Unione Europea, nato in risposta all’emergenza pandemica da Covid-19 con lo scopo di rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari. Il progetto coinvolge 10 paesi: Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Portogallo, Romania, Spagna, e 15 enti partner, tra cui il Centro Nazionale Trapianti e il Centro Nazionale Sangue ed ha l’intento di promuovere l’armonizzazione nell’accreditamento delle organizzazioni che gestiscono le sostanze di origine umana (SoHO), quali il sangue, i tessuti e le cellule, garantendo l’accesso a terapie sicure e di alta qualità, in particolare in tempi di crisi. L’auspicio è di finalizzare entro la fine del 2024 un programma europeo di accreditamento, sviluppare un database di risorse per il supporto alla pianificazione nelle organizzazioni, favorire la collaborazione tra i professionisti e le autorità competenti, fornire piani di emergenza e istituire un programma di assistenza tecnica per l’implementazione di buone pratiche e ottimizzare le attività nei diversi stati membri. Per ulteriori informazioni: www.egalite-europe.eu

Ad Alessandria al via il trapianto di microbiota

Solo sette strutture in Italia eseguono il trapianto di microbiota intestinale: una in Piemonte, l’Azienda Ospedaliera di Alessandria. L’Azienda ha ricevuto l’autorizzazione alla pratica dal Centro Nazionale Trapianti, con indicazione al trattamento dell’infezione intestinale da Clostridium difficile, e sicuramente l’autorizzazione qualifica il territorio come una eccellenza nelle attività trapiantologiche. Il trapianto di microbiota intestinale consiste nell’inserire, durante una normale procedura di colonscopia, la parte batterica vitale del materiale fecale di un donatore selezionato a un ricevente compatibile. Gli studi riportano ottimi risultati. «Questo trattamento – chiarisce il professor Amoroso – è paragonabile al trapianto di un organo ed è altrettanto sicuro, infatti è sottoposto alle medesime verifiche e severi controlli di qualità identificati dai requisiti contenuti nel Programma Nazionale che afferisce al Ministero della Salute». «Nello specifico – aggiunge Carlo Gemme, direttore del reparto di gastroenterologia della struttura alessandrina – si tratta di un trapianto, contenuto in una sacca analoga a quelle del plasma ma che contiene miliardi e miliardi di batteri e miceti. La sacca viene conservata fino al suo utilizzo congelata in biobanche e contiene l’adattoma, cioè il genoma variabile dei microrganismi che vivono nell’intestino (il microbiota), sempre più al centro delle ricerche perché fondamentale per il nostro benessere». Ad effettuare il trapianto fecale è una squadra di esperti: medici del reparto di gastroenterologia, della divisione di Microbiologia diretta da Andrea Rocchetti e della struttura dei Laboratori di Ricerca diretto da Annalisa Roveta che afferiscono al Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione diretto da Antonio Maconi. «L’Unità di Ricerca Microbiota, nata nel 2019, ha come obiettivo finale – chiarisce Maconi – la creazione di un centro di FMT (Trapianto Microbiota Fecale) presso l’Azienda Ospedaliera, come da Programma Nazionale e lo studio del resistoma batterico, così come lo sviluppo di un’attività di ricerca sul microbiota, anche grazie alla collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale, nell’ambito della linea di ricerca: “Food and Health”». Inoltre ci si sta muovendo per allestire un Registro del Trapianto di Microbiota Fecale che raccolga tutti i dati delle persone sottoposte a FMT, a scopo di ricerca. «Sono lieto di un risultato così importante – conclude Valter Alpe, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria – che testimonia la traslazionalità della ricerca che diventa pratica clinica. L’impegno di una unità di ricerca è stato riconosciuto e ora l’ospedale ha una arma terapeutica per una patologia diffusa e invalidante».

Un giorno memorabile

Nessuno se lo aspettava più, né il protagonista della storia – un uomo di 47 anni colpito improvvisamente da un infarto massivo del ventricolo sinistro che lo ha costretto a un ricovero d’urgenza nel reparto di Terapia Intensiva post-cardiochirurgica, coordinato dalla dottoressa Anna Trompeo, delle Molinette di Torino – né la compagna. Le speranze di potere salvare quell’uomo erano al lumicino, anche a detta dei medici: unica soluzione un trapianto di cuore. Probabilità difficile, molto remota, ma che si tenta. «Viste le gravissime condizioni – spiega professor Antonio Amoroso, Coordinatore del Centro Regionale Trapianti della Regione Piemonte-  il paziente è stato inserito dal Centro Regionale Trapianti del Piemonte in lista per un trapianto in urgenza nazionale». La notizia fa decidere l’uomo a ufficializzare la relazione con la sua compagna sposandola, in fin di vita, intubato, con testimoni di nozze lo staff e i medici dell’ospedale, un bouquet di fiori fatto con i tappi delle provette dei prelievi di sangue per la sposa, palloncini e cuori rossi illuminati dalla luce del diafanoscopio e in fondo al letto le fotografie della piccola figlia di due mesi. L’uomo, nonostante tutto, è raggiante, è diventato padre e ha coronato il suo sogno d’amore. Dopo quel sì, pronunciato con un filo di voce, arriva la notizia: c’è un cuore nuovo, perfetto e compatibile, in arrivo per lui da fuori regione. Rapidamente il professor Mauro Rinaldi, direttore del reparto di Cardiochirurgia, allestisce l’intervento. Tutto è pronto per il trapianto e l’uomo viene trasferito in sala operatoria, appena diventato marito felice. Ne esce rinato, non solo nello spirito, ma anche a vita nuova. «E’ una doppia notizia bellissima a lieto fine per l’uomo e per la coppia – commenta Giovanni La Valle, Direttore Generale della Città della Salute -. Complimenti alle nostre équipes e al sistema trapianti, che ancora una volta si confermano punto di eccellenza della Città della Salute. Ma ancor di più complimenti e congratulazioni ad un uomo e ad una coppia nati e poi rinati dopo il trapianto di cuore».

Remind 5×1000: Progetto INDOOR

Vi ricordiamo che in occasione della dichiarazione dei redditi, se lo desiderate, potete destinare a Fondazione D.O.T. (Fondazione Donazione Organi e Trapianti) il vostro 5×1000 per la realizzazione del progetto INDOOR (usING Drones fOr Organ tRansportation): droni da utilizzare nel trasporto di materiale biologico e degli organi tra le strutture ospedaliere piemontesi, e renderlo più rapido, efficiente ed efficace. Il progetto vede la partecipazione della nostra Fondazione, del Centro Interdipartimentale per la robotica di servizio (PIC4SeR, Politecnico di Torino), del CNT, del Centro Regionale Trapianti del Piemonte e Valle d’Aosta, dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Torino, ProS3, e Mavtech. Se vuoi essere dei nostri e contribuire al progetto di ricerca INDOOR scrivi, sulla dichiarazione dei redditi, il codice fiscale 97823270018.  Grazie in anticipo del tuo aiuto!

Anche i trapiantati e dializzati “giocano”

Sì, anche questa categoria di pazienti partecipa a manifestazioni sportive importanti, come i XXX Giochi nazionali trapiantati e i XXVII Giochi nazionali dializzati, organizzati da ANED Sport. Dopo lo stop obbligato da Covid, quest’anno si sono tenuti in presenza a Milano, presso il Centro sportivo Saini, sotto l’egida del Comitato Italiano Paralimpico e del CONI, con il patrocinio del CNT e della Società italiana di nefrologia, e con il contributo di AIDO. Molte le discipline sportive in programma: tennis, marcia 5km, basket, petanque – Bocce bimbi, petanque, tennis tavolo, ciclismo crono 5km, calcio a 6, nuoto, ciclismo 20km, atletica. I Giochi sono stati un successo e hanno veicolato con grande efficacia un messaggio: il trapianto non ferma la vita (anche sportiva), sociale, e fa vincere, anche le sfide con sé stessi.

Un orecchio artificiale

Chi avrebbe mai detto che sarebbe stato possibile realizzare un orecchio stampato in 3D? Non è fantascienza, ma scienza e quest’orecchio realizzato con cellule umane autologhe (della stessa persona) stampato tridimensionalmente, ha consentito il trapianto in una giovane ventenne americana, nata con l’orecchio destro piccolo e deforme. L’innovativo trapianto è avvenuto nell’ambito di una sperimentazione clinica, ancora iniziale su 11 pazienti, ma che apre importanti orizzonti all’uso della stampa 3D.

Un trapianto di fegato in super emergenza

È stato eseguito al presidio ospedaliero Molinette della Città della Salute di Torino, a giugno, su un uomo del Piemonte di 57 anni, a causa di una insufficienza epatica molto grave dovuta a un colpo di calore. Ai soccorritori intervenuti sul luogo – il paziente era privo di sensi vicino ad un rogo di rovi e sterpaglie – le condizioni sono subito apparse molto critiche, tanto da trasportarlo in elicottero in Rianimazione. Qui è stato necessario avviare diverse procedure per abbassare la temperatura corporea che, per il colpo di calore, era superiore a 41°C. A causa del peggioramento della funzionalità del fegato, gli esperti hanno ritenuto necessario fare richiesta urgente per un fegato nuovo. Grazie alla Rete Trapianti italiana, al Coordinamento del Centro Regionale Trapianti del Piemonte-Valle d’Aosta e al Centro Nazionale Trapianti, si è trovato dopo poche ore sul territorio italiano un donatore compatibile. Il paziente è stato sottoposto a trapianto non appena le sue condizioni lo hanno consentito. Operato dal dottor Damiano Patrono, sotto la supervisione del professor Romagnoli, Direttore del Centro Trapianto Fegato Molinette, il paziente è ora in convalescenza presso la struttura torinese. «Quando è necessaria una corsa contro il tempo – ha commentato il dottor Giovanni La Valle, Direttore Generale della Città della Salute di Torino – solo l’eccellenza del sistema trapianti a livello locale e nazionale permette di dare una risposta efficace e salvare la vita dei nostri pazienti».

Un prestigioso riconoscimento alla “rete” italiana dei trapianti

Ci sono eventi che inorgogliscono e ci fanno provare grande stima per i nostri scienziati e ricercatori. È il caso del premio “Anthony P. Monaco Award”, assegnato dalla Transplantation Society al prof. Antonio Amoroso, per avere sviluppato la miglior ricerca traslazionale in ambito trapiantologico del 2021. Di che si tratta? Il Centro nazionale trapianti (CNT), i centri di trapianto e di coordinamento regionale, ancora una volta, hanno fatto “rete” con l’intento di capire se in pazienti trapiantati o in attesa di trapianto, che avevano contratto Covid, potessero essere riconosciuti alcuni caratteri distintivi. Così, i ricercatori hanno raccolto e analizzato i dati di pazienti positivi nella primissima fase della pandemia presenti nel registro di sorveglianza epidemiologica del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (ISS), e li hanno incrociati con i dati del Sistema informativo trapianti, ricavando informazioni sul profilo genetico di 56.304 persone, quasi 48mila pazienti trapiantati e oltre 8mila persone in lista d’attesa per un organo. Hanno così scoperto due informazioni interessanti: la prima riguarda la presenza di uno specifico gene (la variante HLA-DRB1*08) che è stata osservata con maggiore frequenza sia in pazienti positivi al virus, con una probabilità doppia rispetto a pazienti negativi, sia in pazienti morti per Covid-19 in questo caso con una probabilità addirittura tre volte maggiore. La seconda riguarda la ‘geolocalizzazione’ di questa specifica variante genetica presente nel 6% della popolazione italiana, ma che è stata rilevata più di frequente in persone residenti nel Nord Italia (9%) rispetto a quelle del Sud (3%). Cosa ci dice tutto questo? Che la variante HLA-DRB1*08 renderebbe meno efficace il nostro sistema immunitario nel riconoscere e difendersi dal coronavirus. «Partendo dai dati a nostra disposizione di pazienti italiani trapiantati e in attesa di trapianto – ha spiegato il prof. Antonio Amoroso, coordinatore regionale per i trapianti del Piemonte e primo autore dello studio – siamo riusciti a comprendere meglio alcuni meccanismi dell’infezione da covid e sulla sua progressione». Il plauso da tutta la comunità scientifica e dalla “rete”: «Questi risultati – ha concluso Massimo Cardillo, direttore del CNT – sono stati possibili grazie al lavoro sinergico di tutti i centri e laboratori della Rete trapianti sul territorio, delle strutture e banche dati del CNT e dell’ISS: quando si fa sistema la nostra sanità raggiunge l’eccellenza». Il lavoro scientifico è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista “Transplantation” e i nostri ricercatori saranno premiati il 13 settembre prossimo a Buenos Aires durante il 29° Congresso Internazionale della Transplantation Society.

Permetteteci un remind

Prendiamo a prestito il proverbio “repetita iuvant” per ricordare che la destinazione del vostro 5×1000 a Fondazione D.O.T. (Fondazione Donazione Organi e Trapianti) può fare la differenza e consentirci di fare un importante passo in avanti per il progetto INDOOR (usING Drones fOr Organ tRansportation). Ricordate? I droni – gli “Aeromobili a Pilotaggio Remoto” – renderebbero più agevole, veloce, facile e sicuro il trasporto di materiale biologico e degli organi tra le strutture ospedaliere piemontesi. Tutto a vantaggio del paziente, grazie a procedure organizzative più semplici, dai costi più contenuti, rendendo il sistema donazione-trapianti più sostenibile. Chiunque collabora al progetto in termini pratici, tecnici e scientifici – la nostra Fondazione, il Centro Interdipartimentale per la robotica di servizio (PIC4SeR, Politecnico di Torino), il Centro Nazionale Trapianti, il Centro Regionale Trapianti del Piemonte e Valle d’Aosta, l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, il Politecnico di Torino e l’Università degli Studi di Torino, ProS3, e Mavtech – vi dice un grazie in anticipo! Se vuoi essere dei nostri e contribuire al progetto di ricerca INDOOR scrivi, sulla dichiarazione dei redditi, il codice fiscale 97823270018. 

Scegli di donare!

Impegno, sensibilizzazione, iniziative e coinvolgimento. Sono solo alcuni degli aspetti che consentono, oltre all’expertise, al Piemonte di qualificarsi come la capitale dei trapianti, molto attiva anche sul fronte della comunicazione al cittadino, alle istituzioni, al territorio. Tutte chiamate a partecipare, a esprimere la volontà alla donazione. In questa azione sono scese in campo nella regione le “reti territoriali” – nello specifico 31 coordinamenti ospedalieri del Piemonte (dai più grandi, come Le Molinette di Torino o L’Ospedale Maggiore di Novara, ai più piccoli ma ugualmente fondamentali per il mondo delle donazioni) esposto e distribuito materiale informativo per pazienti, accompagnatori e cittadini in generale incentrato sull’importanza di dichiararsi all’atto del rinnovo della carta di identità. Una campagna di sensibilizzazione che invita il cittadino a informarsi, decidere e firmare. «Sono messaggi condivisi a livello nazionale – spiega Raffaele Potenza, medico del Coordinamento Regionale delle Donazioni e dei Prelievi di Organi e Tessuti di Regione Piemonte – che sottolineano un obiettivo comune che abbraccia l’intero territorio: fare cultura alla donazione. Abbiamo inoltre coinvolto in questa azione di sensibilizzazione la “rete” dei comuni, a seguito del Decreto del fare del 2013, mentre la Nazione ha favorito il coinvolgimento dei Sindaci che, con strumenti dedicati, hanno potuto testimoniare la propria posizione favorevole alla donazione e invitare il cittadino a fare la stessa scelta all’atto del rinnovo del documento di identità. Infine in regione Valle d’Aosta abbiamo lavorato al fianco del CELVA, omologo dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani in tutto il resto di Italia), che è riuscita a coinvolgere tutti i 72 Comuni territoriali. Il nostro obiettivo è mantenere e migliorare sempre più l’alleanza sul territorio, cercando di coltivare l’idea di Paese, dove tutto funziona bene se si mettono insieme varie competenze e realtà: la medicina dei trapianti ne è un emblema. Non potremmo esistere se mancasse l’autista che trasferisce l’organo dalla sede del prelievo alla sede del trapianto, se non potessimo contare sulle forze dell’ordine per agevolare gli spostamenti su ruota o dell’aeronautica per il trasporto su ala, se non ci fossero i chirurghi abili nelle tecniche trapiantologiche e soprattutto se un cittadino, un giorno, in silenzio non decidesse di esprimere il suo sì alla donazione». Un particolare grazie va anche agli operatori anagrafe, che all’atto del rinnovo della carta di identità offrono ai cittadini l’opportunità di dichiarare la propria posizione rispetto la donazione degli organi. «Solo nel 2021 – conclude Potenza – in Piemonte si sono registrate 22 donazioni pari al 15% del totale, avvenute grazie al lavoro degli operatori anagrafe. Cittadini che avrebbero potuto non esserlo in quanto, in alcuni casi la famiglia avrebbe espresso un parere negativo». Infine, ma non ultimo, un riconoscimento va anche a Federfarma e all’Ordine Farmacisti di Torino che hanno divulgato il materiale attraverso il circuito della farmacia. Tante piccole gocce che piano piano capillarizzano nella coscienza della popolazione instillando la volontà alla donazione.